Yuri Ancarani

Scena1:
Cave di tufo, enormi monoliti che sembrano (f)issarsi nel centro del piano visivo.
Un uomo, una mano, si muove.
Con lei il suono; sembra erigersi dentro le cave le quali si lasciano vincere dal caterpillar che operoso segue il flusso del lavoro.

Viene giù tutto, ma è tutto perfetto.
L’immagine è pulita, completamente dominata, estetiche geometrie di bellezza che sembra sopravvivere.
Sempre.

 

Scena2:
Su e giù per Ravenna a rigirare sasso per sasso le strade, come faceva Tondelli, ma con un linguaggio nuovo.
Ancora una volta: la bellezza e la sua ricerca.

 

Scena 3:
Montagne fino al finire dello sguardo, li sullo schermo,soffia vento come musica.o forse il contrario.
Alberi e pietre, ed al centro sul palco, un tipo: Stephen o Malley.

È arrivato il momento di farci una chiacchierata.

 

Ciao Yuri, prima di tutto, com’è andato questo tour con “il capo”?

Il capo è un personaggio incredibile,è il protagonista ideale. Il suo carisma è tale da trainare e guidare lo spettatore dentro lo schermo per tutta la durata del film e il successo di pubblico è testimoniato anche dal passaparola tra i festival. Il film sta tutt’ora girando nel mondo e ci sono stati momenti dove avevamo tutte le 7 copie del film, in viaggio. Tutto davvero inaspettato, dalla grande esperienza umana vissuta nelle cave al dover seguire così tante spedizioni!

 

 

A proposito di film d’artista: sempre più spesso la videoarte ed i videoartisti stanno facendo la voce grossa nel cinema con la “C” maiuscola: da Shirin Neshat, ad Apichatpong Weerasethakul fino al recente ripensamento sul lavoro di un regista come Malick. È cambiato il cinema? È cambiato il pubblico, quindi la richiesta? O stanno cambiando i filmaker?

L’ambiente dell’arte è l’unico rifugio dove poter sperimentare oggi. Puoi usare il medium che preferisci, anche tutti. Non ci sono regole. In questa atmosfera di contaminazione non puoi che arricchirti e assorbire nozioni che vengono da altri territori e campi del sapere. Sperimentare è fondamentale per mettere in circolo del nuovo, che di fondo è la cosa di cui tutti abbiamo bisogno in qualsiasi ambito. Poi c’è da dire che un grande cambiamento lo ha portato il mondo del digitale. Prima la divisione tra cinema e video era netta. Ora il mezzo povero,parlando ad esempio di telecamere, è arrivato a raggiungere gli stessi standard qualitativi della cinepresa 35mm pur mantenendo dimensioni e costi ridotti. Cinepresa o telecamera? Stiamo sempre parlando di immagini in movimento, cambia la scuola e aumentano anche le responsabilità dei registi, ora più che mai determinanti nel definire la qualità dei contenuti e del taglio finale.

 

http://www.youtube.com/watchv=GUV2LOFxd6k&context=C3e896a3ADOEgsToPDskJB0Mz7bJzccRKhS_HwKXuX

 

Proviamo a scendere più da vicino: ne “il capo” le immagini e l’azione scenica manifestano un forte dominio della tua pratica, sembra che nei momenti precedenti all’atto di filmare, tu abbia lavorato molto nel “guardare” la scena, al fine di trovare, sempre le prospettive perfette che poi vediamo.

Sono stato in cava per lungo tempo e ho ripreso per giorni le bancate di marmobche i cavatori tiravano giù dalla montagna. Prima di ritenermi soddisfatto aspettavo ogni volta di vedere cadere questi blocchi esattamente ha centro della scena che mi ero disegnato in testa. Questa è una parte del lavoro che mi ha richiesto pazienza ma altrettanta prontezza: la location era un vero cantiere in attività quindi spesso avevo pochissimo tempo.. un attimo. Non è un caso che lavori con cavalletti leggeri in carbonio e camere di piccole dimensioni. Questo mi permette di cambiare inquadratura molto velocemente. Decido tutto al momento, mi preparo davvero poco di scritto, una traccia, qualche appunto, pochi disegni. Molto si basa sull’istante e sull’imprevisto.

 

 

Una ricerca dell’equilibrio estetico e di una certa armonia che ritroviamo anche ne “La Bora”. Che effetto fa costruire un lavoro del genere, vivente in più dimensioni (compresa quella performativa) aprendolo ad una commistione con un altro artista a noi molto caro: Stephen O’Malley.

Essere rinchiuso nei generi non mi piace proprio… mi interessa sperimentare, lavorare con l’immagine in movimento, in ogni ambito: arte, cinema, musica, architettura.. In questo caso la cornice, è il luccicante festival di musica classica e contemporanea “Ravenna Festival” patron Riccardo Muti. A differenza dei classici visual, Bora mantiene il suono in presa diretta del vento. È un vero e prorpio audio-visivo,che porta il musicista, in questo caso O’Malley, a relazionarsi con le immagini e il potente suono generato dal vento. Bora sembrerebbe un video di soli paesaggi, ma come nei mie altri lavori si riesce ad identificare un personaggio principale che, dall’inizio alla fine del video, vive al centro dell’inquadratura. In questo caso il centro della scena è il palco, il personaggio è il musicista che sfida il vento e quindi O’Malley mi sembrava perfetto per il ruolo di protagonista. Il suo potente suono, il suo portamento, la sua chitarra in mezzo alla bora, devo ammettere mi hanno fatto vivere un’esperienza incredibile.

 

Un esperimento,come quello appunto del live filmaking è soprattutto il tentativo di indagare una forma,di cercare il modo che sentiamo giusto per dire quella roba li. Non trovi che la ricerca sui formati espositivi, anche per la videoarte abbia bisogno di nuovi tentativi?
Ormai, con l’enorme democratizzazione dei mezzi di cui parlavamo anche prima, si fanno dai progetti per cellulari a proiezioni enormi sulle facciate dei palazzi.. penso ci sia l’imbarazzo della scelta. Quello che importa è il contenuto

 

Vieni da Ravenna, una delle scena più interessanti in assoluto in Italia, soprattutto per le relazioni fra artisti di differenti linguaggi. Trovo importante la produzione,macro e micro,sono come cartoline di un viaggio che, se visto fra trent’anni,potrà raccontare qualcosa che forse è ancor più grande di ciò che riusciamo a vedere. C’è qualche ispirazione con il lavoro di Tondelli?
Per circa 10 anni ho raccontato, ad episodi, i cambiamenti e le contraddizioni del mio territorio. Utilizzando semplicemente il medium più vicino a me, il video.