UBI FLUXUS IBI MOTUS: JOHN CAGE

UBI FLUXUS IBI MOTUS

Volume tre: JOHN CAGE

 

Questa mia rubrica senza John Cage (1912-1992) è come immaginare Aphex senza un suo gemello/twin, come Luigi Russolo senza il Futurismo, insomma era doveroso toccare il guru del “concetto” attorno alla musica, colui che ha intuito le molteplici valenze visive che rendono il suono qualcosa da vivere con cinque sensi e cervello acceso. Ci sono tanti aneddoti su Cage, il più famoso riguarda la partecipazione a “Lascia o Raddoppia” del 1958 come concorrente sul tema dei funghi. Meno noto il fatto che nel 1939 fonda un’orchestra di percussioni dove si usano tazzine, pezzi di latta e altra materia “impropria”. O che nel 1940 posiziona una piastra di metallo sulle corde del pianoforte, in modo da produrre suoni percussivi, ricollegandosi a Satie e Varèse. O ancora gli esperimenti sonori su basi matematiche, toccando il culmine scientifico con le “Sonatas and Interludes”: venti pezzi, sedici sonate e quattro interludi che si basano in forma esclusiva su princìpi numerici.

Nella metà degli anni Quaranta è il Buddismo ad influenzare la sua visione compositiva. Da qui l’utilizzo nel 1950 dell’I Ching per tentare scelte compositive non intenzionali, legate al caos e all’imprevedibile. In questi anni scopre la camera anecoica dell’università di Harvard, un luogo insonorizzato in cui ascolta il silenzio che si mescola coi rumori organici, arrivando alla conclusione che il silenzio assoluto sia un’utopia. Su questa base compone nel 1952 il famoso “4’33’’”, pezzo senza strumenti in cui esalta la natura solida del vuoto (quasi) silenzioso, lasciando fluire i rumori che circondano il musicista e il luogo prescelto. Storia nota è la collaborazione con Merce Cunningham nella ricerca di connessioni tra musica e danza, così come si conosce il legame con Robert Rauschenberg per scovare connessioni tra suono e arte visiva.

Negli anni Cinquanta Cage crea happening in cui le arti si fondono assieme per un nuovo sincretismo dinamico. Diventa un riferimento costante per il movimento Fluxus, mentre continuano le sue sperimentazioni radicali su vari modelli d’azione. E’ del 1967 il progetto “Musicircus” dove diversi gruppi si sovrappongono con musiche eterogenee. Sono anni febbrili e stimolanti che lo portano a sperimentare con la scrittura e la pittura, fino ad un coinvolgimento su temi politici che lo vede tra i paladini dell’ambientalismo consapevole.

Questo e molto altro per definire John Cage una pietra miliare nella musica elettronica, il ponte decisivo tra Bach e la musica contemporanea. Vi basti una cosa per sottolineare la sua fondamentale potenza culturale: aver capito che il silenzio è una delle molteplici condizioni del suono.