UBI FLUXUS IBI MOTUS: GEORGE MACIUNAS

Era il 1962 quando George Maciunas (1931-1978) ospitava happening innovativi nella sua AG Gallery di New York. Erano gli stessi giorni in cui stava alimentando la crescita esponenziale del fenomeno anarchico e transnazionale denominato Fluxus.

 

L’artista lituano, in realtà molteplici anime dentro un solo corpo inquieto, si occupava di moltissime cose che debordavano l’una nell’altra, secondo l’elastica attitudine dell’universo fluxus: editore, musicologo, architetto, grafico, tipografo, matematico, appunto gallerista, ovviamente artista… e non si fermò mai dentro i canoni del conformismo o del mercato, al contrario sfidò l’eccesso con soluzioni d’ingegno e genio, come progettare abitazioni prefabbricate per operai sovietici, acquistare e ristrutturare magazzini degradati di SoHo a New York, aprendo il fenomeno che vedrà la nascita delle mitiche gallerie anni Ottanta… il giorno del suo matrimonio si scambiò l’abito con la propria compagna; un’altra volta pulì il marciapiede dell’Hotel Plaza con un semplice spazzolino da denti… e poi organizzò balli su pavimenti appiccicosi, inventò il Fluxus Festival, archiviò e registrò eventi, creò favolosi materiali grafici che documentavano le follie rivoluzionarie dei molti amici, tra questi Yoko Ono, La Monte Young, Bob Watts…

 

“In Memoriam di Adriano Olivetti” fu un concerto del 1962 in cui Maciunas fece suonare sei bombette e un ombrello, sfruttando il ticchettio dei tasti della macchina da scrivere. Fu infaticabile e frenetico, come se sapesse che la morte lo avrebbe colto da giovane, a soli 47 anni. Ironico lo fu dall’inizio alla fine, pensiamo soltanto che prima della sua morte disse così: “Biografia non disponibile!”.