UBI FLUXUS IBI MOTUS: GEORGE BRECHT

UBI FLUXUS IBI MOTUS

Volume otto: GEORGE BRECHT

 

Il piccolo chimico e la rivoluzione creativa, passando dalle provette in laboratorio alle prove tecniche di scombussolamento con le (non)regole di Fluxus… Lo statunitense George Brecht (1924-2008) si laurea in Chimica nel 1950 e lavora fino al 1965 nell’industria farmaceutica… ma nel frattempo, influenzato da Jackson Pollock, si avvicina da autodidatta alla pittura gestuale dell’action painting… e poi la svolta con la conoscenza di John Cage, l’uomo che lo conduce tra ricerca sonora e arti visive.

 

In realtà le due anime, pragmatismo scientifico e creatività, vivono e vivranno assieme: infatti Brecht intuisce, tramite l’espressionismo astratto, che probabilità e casualità sono fenomeni comuni alla chimica e all’arte, in particolare all’opera che incarni le componenti automatiche e aleatorie. Proprio l’aleatorietà diventa elemento-chiave per l’artista. In un suo saggio scrive che esiste una chance automatica e una meccanicistica, distinguendo tra caso fortuito e probabilità. La conseguenza immediata? Recuperare la matrice surrealista e teorizzare un “automatismo alogico” (esemplare il suo saggio del 1957 dal titolo “Chance Imagery”).

 

Da qui la creazione degli “events” che, come dice lo stesso Brecht, sono “…pezzi di teatro brevi ed elementari caratterizzati dalle stesse qualità alogiche degli happening. Gli events non sono compartimenti, ma formalmente, se non espressivamente, equivalgono a singoli compartimenti di happening…”. Negli anni indaga gli elementi del quotidiano con approccio minimalista e minuzioso, creando azioni che restano un manifesto della poetica fluxus. Far sgocciolare l’acqua nel catino si trasforma in azione sonora, così rompere un oggetto e ascoltarne il suono. Brecht, inoltre, espone oggetti senza modificare lo stato originario delle cose. Segue la lezione dadaista di Duchamp, mostrando la bellezza delle forme in apparenza banali. Con una differenza: mentre Duchamp presenta uno sgabello su cui non è possibile sedersi, Brecht afferma che la sua sedia può essere usata anche per sedersi.

 

Dice Ben Vautier in una conversazione con Brecht: “Io penso che l’arte comprenda in sé tutte le possibilità. Secondo me John Cage ha reso possibile il fatto che qualsiasi cosa sia musica; Marcel Duchamp ha reso possibile il fatto che qualsiasi cosa sia un oggetto d’arte e credo che tu rendi qualsiasi evento arte.” Dice Brecht a Vautier: “No, non copio mai. Ma non cerco di non copiare. Delle venti idee che mi vengono in un giorno ne trattengo una che, guarda caso, è personale. Tu dici che è nuova, ma non è questo che conta: io voglio solo realizzarla, tutto qui”.