Sun Glitters

Uno degli aspetti più intriganti e divertenti dell’universo indie è la capacità di coniare di continuo nuovi fenomeni, sottogeneri musicali e di appellarli con delle etichette se possibile ancora più curiose e ardite della musica proposta. Un gioco infinito alla scoperta della nuova nicchia da lanciare, da consumare e da sputare il prima possibile, prima che l’hype sotterraneo, e per questo considerato genuino e vitale, diventi l’ennesima pelle morta del serpentone mainstream.

Nomi apparentemente no-sense come hypnagogic pop, shitgaze, chillwave o witch house sono solo gli ultimi arrivati alle nostre orecchie, spesso e volentieri senza che gli involontari protagonisti di queste scene ne siano al corrente. Bisogna però riconoscere che questi microcosmi musicali fanno comodo per “catalogare” un artista spuntato fuori dal nulla, che in maniera più o meno consapevole finisce per essere inserito in una di queste vetrine indie. Può essere il caso di Victor Ferreira e del suo progetto Sun Glitters. Il giovane, dalla sua cameretta in Lussemburgo, ha sfornato un album d’esordio folgorante, “Everything Could Be Fine”, un concentrato di psichedelia liquida e nostalgica, con dei giochi ritmici dub e deep dove la battuta resta sempre al limite tra l’ascolto e una soffusa ballabilità. Attraversando il flusso delle 8 tracce della tracklist è possibile riconoscere echi di Boards of Canada, di Washed Out, della house baciata dallo shoegaze di The Field, di ritmiche riconducibili alle sonorità più interessanti made in UK delle ultime stagioni, come il wonky beats.

Un lavoro intenso, diretto e con un suono cangiante ma peculiare capace di emozionare e di scuotere l’ascoltatore. E se proprio non riuscite a vivere senza etichette, allora diciamo che “Everything Could Be Fine” può essere un ibrido, un lampo chill-hypnagico da cogliere al volo, tanto per confonderci ancora di più.

 

http://www.sunglitters.com