LUNGO IL TEVERE

Per chi – come me – considera l’intrattenimento una cosa seria, il maracanà che si svolge ogni estate sulle rive del fiume Tevere ha sempre destato pochissimo interesse. D’accordo … anche i vari organizzatori di eventi e di aperitivi romani “hanno da campà pure l’estate”, ma la politica del  baretto mordi e fuggi dove fare suonare gli amici e prendere i soldi degli sponsor non aiuta di certo la crescita culturale di una città come Roma.

 

Pur avendo una opinione diversa su alcuni argomenti trattati da Tommaso Fagioli su Satellite Voices, sono d’accordo nel considerare evidente la totale inadeguatezza dell’attuale amministrazione capitolina. Vergogna! Di seguito le parole di Tommaso.

 

Doveva finire ieri l’Estate Romana sul Tevere – come è sempre avvenuto negli ultimi anni -  ma le sue rive sono ormai vuote da diversi giorni. Chiusura anticipata, nonostante la proroga concessa fiino all’ 11 Settembre a diversi locali tra cui Magick Bar, La Maison, Levi’s River Dock, Lime Bar e tanti altri; tutto smontato, ammassato per il trasporto o già prelevato: impalcature, impianti elettrici, banconi, sedie e tavoli. Insomma una storia di autorizzazioni concesse e poi negate. In un altro “film”, i locali avrebbero festeggiato il finale di stagione in grande stile, avrebbero inaugurato e promosso le imminenti attività autunnali, ringraziato sponsor, collaboratori e pubblico. Invece, grazie ad un perverso incrocio di burocrazia, responsabilità e competenze tra i troppi enti coinvolti (Comune di Roma, la Direzione Ambiente della Regione Lazio, l’Ardis, la Direzione regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, le Soprintendenze ai Beni Architettonici e Paesaggistici del Comune di Roma e del Mibac, la Protezione Civile Comunale), gli organizzatori sono stati obbligati, previo avviso inviato il primo pomeriggio del 2 Settembre tramite stretto giro di fax con ingiunzione di chiusura, a smobilitare, sotto lo sguardo inflessibile degli agenti della Polizia Municipale, che non hanno per altro saputo fornire spiegazioni sufficienti, giustificate e convincenti.

 

 

Ancora adesso le ragioni non sono state pienamente chiarite – pare un difetto di comunicazione e una sovrapposizione di competenze tra i vari enti – sullo sfondo uno scontro tra Regione e Comune di Roma, oltre ad una certa inadeguatezza di vecchie leggi amministrative che risalgono al 1857. A farne le spese sono stati però gli imprenditori che hanno vissuto la cosa come un vero e proprio immotivato sfratto, e le centinaia di lavoratori e artisti del settore che contavano sui guadagni per gli impegni presi fino alla chiusura di stagione. Nell’ultima settimana passare sopra uno qualsiasi dei ponti sulla riva destra del Tevere, la ripa Veietana, da Ponte Milvio fino a Castel Sant’Angelo – ovvero il tratto di banchina sottoposto alla tardiva applicazione della delibera amministrativa – è sembrato come assistere al disfacimento organico di un animale abbattuto.


 

Il caso ha avuto una certa risonanza nell’ambiente, tramite attestati di solidarietà e scambi di opinione anche accessi e contrastanti all’interno dei social network e in altre sedi, ma è stato sostanzialmente ignorato persino dai quotidiani locali, che hanno dedicato alla faccenda solo un paio di articoletti, senza alcun approfondimento. Questo è un dato che deve far riflettere, perché il settore dell’intrattenimento, del clubbing, dello spettacolo, figlio bastardo delle già trascurate iniziative ufficiali “alte” – ma spesso di supporto a queste – ancora subisce, almeno a Roma e in Italia, un pregiudizio culturale di sorprendente miopia, considerato come una dimensione urbana subalterna, legata all’effimero, volentieri ai limiti della legalità, fiscalmente “corsara”, e persino fonte di degrado o proliferazione dei lati peggiori delle sottoculture urbane, per cui meritevole di minore attenzione e comprensione.


 

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