Junior Boys

Se si dovesse organizzare una caccia alle streghe per scovare gli inconsapevoli (?) colpevoli del massiccio revival del “tanto odiato” – perlomeno all’epoca – synth-pop degli 80ies, tra i maggiori indiziati non potrebbero mancare i Junior Boys.

Il duo canadese, formato da Jeremy Greenspan e Matt Didemus, fin dal lontano 2003 ha preso in prestito quell’immaginario sonoro che ha probabilmente accompagnato la loro infanzia, contaminandolo e “attualizzandolo” con l’aiuto delle sonorità più disparate, dal soul alla house, passando per l’indie-pop. E se lo splendido disco d’esordio “Last Exit” era un personalissimo e introverso compendio di slowcore sintetico venato da aperture melodiche soul, già dal successivo “So This Is Goodbye”, a dispetto del malinconico titolo, il duo è sembrato più interessato e naturalmente portato a raccontare “the bright side of the moon”.

Un discorso ancora più smaccatamente evidente nel terzo capitolo, “Begone Dull Care”, dove il beat generale del disco si faceva sempre più uptempo, e che trova la sua climax nell’imminente nuovo album “It’s All True”. Anticipato da due vere e proprie bombe electro-pop come “ep” e soprattutto “Banana ripple” il nuovo lavoro dimostra ancora una volta come sia decisivo, anche in ambito electro o dance, saper scrivere delle belle canzoni, fatte sì di sequenze ritmiche e “bleeps & cuts”, o di suggestivi paesaggi sonori, ma in primis caratterizzate da grandi melodie.

In questo i Junior Boys sono dei veri maestri e disco dopo disco continuano a confermarlo, anche in brani apparentemente minori ma dal fascino assoluto come “Playtime”. È tutto vero: i Junior Boys sono tornati e sono più in forma che mai.