JEFF MILLS

 

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GM: L’astrofisico Stephen Hawking sostiene che, essendo l’universo composto da oltre 100 miliardi di galassie, l’esistenza di culture aliene è una teoria “perfettamente razionale”. Sempre secondo Hawking, la vita aliena sarebbe composta in prevalenza da microorganismi e da animali dotati di una struttura cellulare semplice. Qualora si trattasse, invece, di creature intelligenti, il loro arrivo sulla terra sarebbe “un po’ troppo rischioso” per il genere umano. In poche parole, faremmo la stessa fine dei nativi americani dopo l’arrivo di Cristoforo Colombo. Concordi con questa teoria?

 

JM: Sono d’accordo. Credo sia una legge naturale. Tutti gli esseri viventi, non importa quanto intelligenti ed evoluti, lottano da sempre per la sopravvivenza. In particolare, non penso agli esseri alieni in termini di maggiore o minore ostilità. Se il problema fosse la sopravvivenza della propria specie, si comporterebbero esattamente come noi: troverebbero nel nostro pianeta un numero pressoché illimitato di risorse cui attingere. Viaggiare nello spazio, forse, non è la soluzione migliore per noi umani, aumenterebbe le possibilità di questo incontro. Una scelta sensata sarebbe accrescere il grado di conoscenza della gente comune nei confronti di ciò che potrebbe nascondersi nell’universo. Con il supporto del pubblico più generalista, la scienza e le agenzie di ricerca spaziale avrebbero maggiori possibilità di trovare una soluzione adeguata in caso di contatto con culture aliene sulla terra. Tutto ciò può sembrare inverosimile e fantascientifico ma l’ipotesi che qualcuno possa arrivare sul nostro pianeta per estrarre e contaminare risorse cruciali è molto reale.

 

 

GM: L’acceleratore di particelle del CERN a Ginevra (il centro internazionale impegnato a scoprire le origini dell’universo) sembra essere in grado di distorcere non soltanto lo spazio, ma anche il tempo. Le leggi della fisica si stanno aprendo a scenari fino ad oggi impensabili. Questo genere di ricerca sulla natura e la percezione del tempo era, fino a pochi anni fa, circoscritta alle discipline filosofiche. Basti pensare al fatalismo e al riduzionismo, al presenzialismo e all’eternalismo, a Platone e a Mc Taggart. In quale modo, secondo te, dobbiamo oggi interpretare la nozione di tempo?

 

JM: La messa in discussione della teoria di Heinstein, secondo cui “nulla viaggia più veloce della luce”, dimostra che la scienza non è ancora riuscita a fornire una spiegazione definitiva sulla nozione del tempo e che certi risultati, dati per scontati dalla comunità scientifica, devono essere soggetti a una costante revisione. Il motivo è che il genere umano è ancora troppo giovane, non abbiamo ancora gli strumenti necessari per trarre conclusioni definitive su questi argomenti. Il metodo scientifico è, in generale, fondato su ciò che è possibile conoscere e spiegare. Raramente ho sentito parlare di soluzioni basate sull’equazione equivalente al termine “sconosciuto”. È qui che la scienza incontra la religione. È qui che le cose diventano troppo difficili per essere spiegate con formule e parole. In questi casi l’umanità si ferma e aspetta di trovare nuove risposte.

 

 

GM: Nel 1963 i ricercatori Arno Penzias e Robert Wilson dei Laboratori Bell scoprono la radiazione cosmica di fondo e vincono il premio nobel per la fisica. Questa radiazione, percepita sotto forma di onde elettromagnetiche che permeano l’intero universo, è considerata la prova della teoria del Big Bang. Una volta hai affermato che “usiamo il suono in modo così puro e potente che questo penetra all’interno del nostro corpo e stimola la mente a cercare qualcosa di illimitato”. La techno è forse il tuo strumento per rappresentare il suono dello spazio profondo ?

 

JM: Come musicista il mio obiettivo non è tanto quello di far muovere il corpo bensì di penetrare nella mente e nella memoria di chi mi ascolta. La musica e gli altri strumenti di comunicazione possono facilitare, non imporre, questo tipo di esperienza. Gli strumenti possono essere modificati, sostituiti, mischiati tra loro. La “techno” come genere non è importante. È importante ciò che possiamo comunicare con il suono e con le frequenze a esso associate. Se trovassi uno stile in grado di descrivere in modo migliore l’esperienza del viaggiare nello spazio, lo sceglierei senza esitazione, perché lo vedrei come un’opportunità per accrescere la consapevolezza della gente. Non sono “fissato” con lo spazio profondo, sono interessato a comprendere chi e cosa realmente siamo. Credo che queste risposte non vadano cercate solo sulla terra, ma anche nell’universo.

 

 

GM: Alcuni dei tuoi progetti audio visivi più recenti, Metropolis e Blade Runner su tutti, lasciano trasparire una fascinazione per il rapporto tra tecnologia e architettura. Hai spesso indicato nei Kraftwerk una delle tue fonti principali  d’ispirazione. Qual’è il tuo rapporto con la tecnologia e, quale visione hai del futuro?

 

JM: Da sempre il futuro è un flusso costante di situazioni positive e negative. I problemi che dovremo affrontare saranno causati dall’uomo stesso, incoraggiato a comportarsi secondo interessi personali e secondo atteggiamenti ideologici. Il livello e la qualità del cambiamento saranno determinati da come e da cosa saremo in grado di trasferire alle nuove generazioni e da come saremo in grado di migliorare noi stessi. Le previsioni sembrano non lasciare troppo spazio all’ottimismo. Metropolis e Blade Runner, come tanti altri film d’intrattenimento e di successo, sono stati un avvertimento al sistema ma, nonostante le buone intenzioni, il loro messaggio sembra oggi essere svanito. I conflitti tra ciò che la gente attribuisce, o ha bisogno di attribuire, al concetto di “verità” ostacolano le società a progredire verso una direzione positiva. Il detto “nulla è ciò che sembra” appare veritiero. Se imparassimo ad adattare la nostra realtà allo stesso modo in cui fluisce il tempo – un movimento costante in tutte le direzioni – diventerebbe più facile, in alcuni frangenti, accettare la possibilità di controllare o come minimo di indirizzare le nostre vite. Penso che la musica dei Kraftwerk e il cinema di Blade Runner, Metropolis e 2001 Odissea nello Spazio siano importanti perché ci invitano a evitare situazioni in cui qualcuno vuole farlo al posto nostro.

 

GM: Quali sono tuoi romanzi e film di fantascienza preferiti?

 

JM:

1. “The Sentinel” di Arthur C. Clarke (romanzo)

2. “In The Shadow Of The Moon” di Francis French e Colin Burgess (documentario)

3. “The Phoenix“ di Osamu Tezuka (film di animazione)

4. “Another Science Fiction” di Megan Prelinger (documentario)

5. “The Messenger”di Jeff Mills (romanzo/colonna sonora, inedito)

 

Jeff Mills at Club to Club. Sabato 5 novembre 2011.

Lingotto Fiere [Via Nizza, 294 – Torino].

 

Ingresso: 22 €

Acquista qui.

 

ENGLISH VERSION

 

GM: Renowned astrophysicist Stephen Hawking suggests that with 100 billion galaxies in the universe it seems “perfectly rational” that aliens exist. While they are most probably microorganisms or basic animals, he suggests the threat posed by intelligent life forms, if they exist, could make reaching out to them “a little too risky”. “If aliens visit us, the outcome would be much as when Columbus landed in America, which didn’t turn out well for the Native Americans” he said. Do you agree with this theory ?

 

JM: Yes, I agree. I suppose it’s the case of nature. Animals, no matter how intelligent they may or may not be need to search out and find things in which to survive from. Not thinking about the idea that these animals may be hostile or not. If its a matter of survival, animals might see this planet as a plentiful source. They might see it as we do. Reaching out into Space might not be the best for humans, it could excel this situation. Logically, but not really a defense, it makes sense to speed the growth of knowledge of the average human about what might lie out there in the Universe. With the support of the general public, science and space research agencies would have more possibilities to find solutions of what to do in the event Earth encounters such visitors. I know it might sound far fetched and fictional, but the idea that something that could arrive to our Planet and extract or contaminate a crucial resource is something that that’s very real.

 

GM: CERN’s Large Hadron Collider seems to be capable of distorting not only space (just like gravity distorts space around earth), but also time. Discussions of the nature of time have always been featured prominently in philosophy. Fatalism, reductionism and platonism, McTaggart’s arguments, Presentism, Eternalism. What is your idea about the way we should perceive the notion of time today ?

 

JM: I believe that the recent discovery about Einstein’s Theory that “nothing travels faster than light” is a sign that Man has not thoroughly explored all possibilities of Time research and that our current scientific community and the way they conclude things as fact should be endlessly questioned, renewed and re-examined. It is like this because humans are still relatively young. Our science is generally based on what we can comprehend and understand. I’ve rarely heard of understanding solution based equations that equal “The Unknown”. Generally, this point is when science and religion meet. It’s the point when things are too difficult to explain by words or science. Humanity pauses and waits for answers to be discovered.

 

GM: In 1963 researchers Arno Penzias and Robert Wilson of Bell Labs discovered a faint microwave glow across the sky. This cosmic background radiation, they said, represents the ancient afterglow of the big bang. Once you said: “We use sound so loud and clear that it penetrates our inner bodies and stimulates the mind to experience something boundless and endless”. Is techno your own tool to represent the sound of the outer space ?

 

JM: As a musician, my target isn’t so much about physically moving people than it is penetrating the mind and memory banks of the listener. Music and other tools of communication only serve this process, not dictate it. These tools can be replaced, modified or changed altogether. The “genre” of Techno is not important. It’s what we can say with the structure of frequencies and sound associated with the genre that is most important. If I can find a style of Music that would better describe what it could be like to travel Space, I would, without hesitation, adapt this genre because I might see an opportunity to enlighten people even more. I’m not fixated on Outer Space, I’m fixated on the truth of who and what we are. I believe the answers are not only here on Earth, but all throughout the Universe.

 

GM: Looking at some of your latest audiovisual projects, such as Metropolis and Blade Runner, you seem fascinated by the relationship between technology and architecture. You also consider Kraftwerk as one of you major point of reference. What is your relation with technology today and, what is your personal vision of the future?

 

JM: As its always been, I think that the future will be a constant flux of good and adverse situations. Most of the problems we’ll see in the future will be man-made, lead on by an acceptance to allow things to happen for personal reasons and/or the nature of idealism. The level and degree of these situations will be determined on how and what we educate our young as well as modifying ourselves with time. So far, the signs are not good. Metropolis and Blade Runner, like so many other films considered for entertainment are fun to watch, but they’re also warnings of a systems, that might have had good intentions, but gone astray. Struggles of ideas between what people want or need to believe as “The Truth” and what the truth really is often stands in the way of our societies moving forward positively. The idea of the saying “nothing is what it seems” might be more accurate that we think. If we relate our lives, our reality to way we perceive time, (as constantly moving out in all directions) it might be easier for people to understand and accept the notion that humans, in given/allowed time, have the ability to control or at least, steer it. I think that the work of Kraftwerk, the films of Blade Runner, Metropolis, 2001: A Space Odyssey and so many others are told because someone wishes for us to avoid these situations, not copy them.

 

GM: Can you please make a playlist of your favourite sci-fi novels and movies for our readers ?

 

JM:

1. Arthur C. Clarke: The Sentinel (fiction novel)

2. Francis French & Colin Burgess: In The Shadow Of The Moon (documentive)

3. Osamu Tezuka: The Phoenix (fictional animation story/film)

4. Megan Prelinger: Another Science Fiction (documentive)

5. Jeff Mills: The Messenger (unreleased, fictional novel/soundtrack)