Il suono delle cattedrali

Il suono delle cattedrali. Da Sant’Agostino alla Software Art.
Quasi nessuno lo sa, ma sono una medievista mancata. E come tale, subisco il fascino dell’architettura gotica, che non solo mi emoziona – effetto che fa su gran parte delle persone – ma mi riporta istantaneamente indietro con la memoria di oltre un decennio: notti passate a leggere antichi trattati, a studiare piante e capitelli, a disegnarli, qualche volta, nel silenzio delle navate deserte. Per questo, il progetto Cathedral Scan di Blake Carrington si è subito guadagnato un posto speciale nella mia personale classifica delle opere d’arte “sonore”.

Questo lavoro riesce a coniugare con efficacia una serie di suggestioni storiche e filosofiche fondanti per la cultura occidentale. Prima fra tutte l’idea, tutta medievale, che l’architettura religiosa debba ispirarsi a proporzioni geometriche derivate dallo studio del cosmo, e dunque, di origine divina. E queste proporzioni sono le stesse per l’architettura e per la musica. La cattedrale gotica era considerata, già da allora, una sorta di composizione musicale fatta di pietra, in grado di risuonare in armonia con le sfere celesti.
Oggi, quasi mille anni più tardi, un artista americano usa un software per “suonare” – letteralmente – le planimetrie delle cattedrali gotiche. L’effetto è estremamente suggestivo, e i pattern audio che ne risultano tutt’altro che casuali. Carrington trasforma le piante in partiture musicali ed evoluzioni visive durante le sue performance live (spesso all’interno di chiese) utilizzando un laptop, dei controller MIDI e una patch software per Max/MSP/Jitter. Ogni pianta viene interpretata diversamente, con velocità e scansioni differenziate, dando vita a partiture in continua mutazione. Da qualche settimana è disponibile anche la versione su disco.

 

 

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