Celeste Boursier Mougenot

 

Il teatro del suono. Questo è ciò che ti salta addosso quando guardi il lavoro di questo straordinario artista francese che scherza con lo spazio scenico e lo dissemina di note mute, pronte a suonare in qualsiasi momento. Quella che segue è una breve presentazione del lavoro di Cèleste Boursier Mougenot, seguita da un documento inedito ed esclusivo della conversazione fra Andrea Lissoni, curatore dell’istallazione che l’artista francese ha presentato

negli  spazi dell’Hangar Bicocca, ed il transalpino.

 

Il resto della conversazione,e soprattutto “Frome here to ear” vi aspettano in Hangar fino al 4 dicembre.

 

Nella storia dei suoi lavori emerge sempre il quotidiano, l’ordinario che ogni giorno sotto gli occhi del mondo vive. Come accadde in Videodrones, lavoro nel quale l’artista usava il media del video per scardinare il sistema di armonia del reale proponendone uno proprio, dominato dal suono.

 

La pratica artistica di Cèleste Boursier-Mougenot è da sempre protesa a scovare il suono nascosto nei frame del quotidiano. Una ricerca attenta e romantica negli angoli del reale dove si nasconde musica. La quint’essenza della sua ricerca emerge nel lavoro from “Here to ear” presentanto in molti degli spazi piu importanti del mondo, ed ora in una visone inedita negli spazi dell’Hangar Bicocca, dove l’utopia di Boursier-Mougenot ha disegnato un vero e proprio teatro del suono. Nell’istallazione infatti il movimento ordinario degli uccelli è atteso da strumenti musicali disseminati negli ambienti che, una volta raggiunti dal volo di quest’ultimi, innescano una performance ontologica di rara bellezza.

 

Ancora una volta Cèleste Boursier-Mougenot s’impone come un sound-hunter, che disegna architetture tecniche propedeutiche alla performance casuale ed inevitabile nel quale si imbattono gli animali con il loro gesti ordinari. Investendo il fruitore in un indagine sulle possibilità dell’ascolto dell’opera.

 

“L’uomo ha un ruolo subalterno,non è ne un esecutore,ne creatore della musica. L’uomo è un liberatore del suono.”

Ascolto infinito o visione senza centro?

 

 

Conversazione fra Andrea Lissoni e Céleste Boursier-Mougenot.

 

Céleste Boursier-Mougenot ha concepito from here to ear (v.15) appositamente per gli spazi del Cubo di HangarBicocca. L’opera è un viaggio nel paesaggio e nel suono, che ci sollecita a ripensare il nostro modo di sentire e di attraversare lo spazio. Una volta entrati nel Cubo ci si ritrova in un ambiente in cui i movimenti del nostro corpo insieme a degli altri spettatori, danno forma ad un dialogo con la natura e con la natura del suono. from here to ear (v.15), dunque, non è solo un’insolita esperienza di elementi del nostro paesaggio umano e ambientale decontestualizzati in uno spazio espositivo, ma è soprattutto l’esperienza del confronto fra persone ed animali che si ritrovano insieme a dare forma ad un mondo musicale variabile e sempre sorprendente, interrogandoci: come comportarsi? Come guardare l’opera e come ascoltarla? Un’immagine diventa un suono, un movimento provoca un’immagine, un suono determina un movimento, e così via in una catena di azioni e di reazioni che scorrono perennemente e che contribuiscono a disegnare in tempo reale quell’ambiente instabile, senza centro, polifonico e magico in cui un concerto senza partitura è allo stesso tempo un’installazione.

 

AL from here to ear (v.15), l’opera che presenti presso il Cubo di HangarBicocca, è una versione appositamente concepita per lo spazio più caratteristico dell’Hangar stesso di un’opera che hai iniziato a sviluppare dal 1999 in poi. Vorrei sapere come hai immaginato la sua forma, in che misura l’hai adattata al cubo o se ha avuto un’evoluzione rispetto a sue versioni precedenti.

 

CBM Quando disegno una nuova versione dell’installazione from here to ear per uno spazio, è sempre in stretta connessione con le condizioni specifiche del luogo, che visito prima di cominciare a disegnare. Sono gli elementi tecnici che mi guidano (il tipo di architettura, la forma e le dimensioni dello spazio) e che coniugo con le modalità di funzionamento del mio dispositivo ed il suo sviluppo. Ho anche bisogno di incontrare le persone che mi invitano in

modo da percepire con chiarezza il loro grado di implicazione nel progetto, così come i mezzi e l’energia che mettono in gioco. La relazione con il direttore tecnico, per esempio, è molto importante, dal momento che è insieme a lui che prendo la maggior parte delle scelte decisive. Il disegno dipende anche dal numero di strumenti che ho deciso di installare nell’opera, dalla configurazione architettonica (simmetrica o assimetrica) del luogo e così via. La larghezza dei camminamenti (e delle parti con la sabbia), per esempio, è calcolata in modo che il passaggio di un visitatore produca un effetto sul comportamento degli uccelli, senza però che siano costretti,… ma dipende anche da meri fattori tecnici, come per esempio la dimensione standard dei pannelli di legno del paese in cui l’opera viene presentata. Se metto delle piante – in modo che gli uccelli possano utilizzarle per realizzare i loro nidi – amo

raccogliere delle piante del luogo nei tipici terrains vagues (le tipiche terre di nessuno), piuttosto che comprare piante importate in un vivaio. Per quel che riguarda il Cubo dell’Hangar Bicocca, che si estende su più di cinquecento metri quadrati, le considerazioni economiche influiscono evidentemente sul progetto. E’ necessario che l’area in legno sia minore della sabbia e che il lavoro di costruzione della piattaforma sia realizzato in modo  intelligente, così da poter ridurre il costo. Così, alla fine, ne risulta un disegno piuttosto geometrico, una sorta di labirinto che evoca un giardino “alla francese”, ma non è stata un’intenzione all’inizio del lavoro

 

 

AL L’opera ci spinge a considerare non solo il fatto che non abbia davvero un centro, un punto di vista predeterminato o un punto d’inizio o di fine, ma anche che, come pubblico, dobbiamo costantemente tenere conto del movimento dei fringuelli e delle persone che si muovono nello spazio. Non è nulla di particolarmente diverso da ciò che accade nella nostra quotidianità, ma in from here to ear è tutto amplificato,… cosa ne pensi?

 

CBM In effetti, invito lo spettatore ad una passeggiata “in territorio uccelli”. È una deambulazione che prevede dei rallentamenti di tempo e delle pause che spingono a percepire intensamente la propria presenza nell’opera. Ed èproprio questo il punto: invito i visitatori a fare temporaneamente parte dell’opera durante la sua passeggiata.

 

 

AL Come “sintonizzi” l’opera? Come costruisci il suo tuning? Quale è il tipo di lavoro e le procedure che segui nel determinare i volumi, i suoni e la loro distribuzione?

 

CBM L’ideazione e la realizzazione dell’installazione in uno spazio formano un ambiente in cui lo scopo è dare vita ad una musica in divenire. Se strutturo bene l’installazione, gli uccelli finiranno per posarsi sulle chitarre che funzionano come avamposti piazzati strategicamente proprio in modo che gli uccelli vi si possano posare quando per esempio vogliono cibarsi nelle mangiatoie. In un secondo tempo devo accordare le chitarre ed i bassi perché suonino, e regolare il suono degli amplificatori. Parto da un accordo open tuning (cioè da accordature aperte) in modo che la chitarra suoni bene a vuoto. Questo accordo è trasposto di un tono o di un semi-tono da uno strumento all’altro. Utilizzo spesso delle corde di chitarra baritona per accordare una quinta o più in basso dell’accordo standard senza che le corde “friggano” sulla tastiera. Il suono degli amplificatori invece lo regolo in loco e ad orecchio in modo da

comporre un insieme che sia in relazione con l’acustica dello spazio.

 

 

AL Consideri l’opera come un concerto permanente? Puoi darmi qualche indicazione sul suo statuto (fra concerto estesissimo, installazione performata o opera interattiva)?

 

CBM Tutto dipende dal fatto che non vedo troppo il senso e la coerenza di presentare quel tipo di musica che non ha né l’inizio di uno sviluppo, né la fine di un concerto tradizionale e che costringe fisicamente il suo pubblico a questo tipo particolare di temporalità. Cerco di accordare le modalità di presentazione della mia opera al suo contenuto visivo. Naturalmente ho molta più libertà facendo delle installazioni in luoghi dedicati all’arte contemporanea, che

se avessi mai voluto fare musica pura ed in modo più canonico.

 

AL Cosa pensi della questione del live e del tempo presente sia in arte sia in musica? È una delle grandi domande che pone from here to ear…

 

CBM La definizione di live è evidentemente inseparabile dall’atto musicale e nelle mie installazioni sono le condizioni del suo formarsi e le circostanze del suo essere presente che alimentano l’opera in corso. Ma se considero con attenzione la ragione che mi ha condotto a proporre opere simili, è che la maggior parte delle volte sono insoddisfatto mentre cerco di fissare la musica su una registrazione di qualsiasi natura e, allo stesso tempo, ho bisogno di prendere una certa distanza per costruire o comporre un’opera musicale. Non posso davvero ascoltare suonando uno strumento in scena. Per finire, devo però dire che attribuisco la stessa importanza al risultato musicale che alle modalità della sua produzione e della sua presentazione, che non separo. Un’opera musicale non si può mai a mio avviso ridurre solo ad un risultato sonoro.

 

AL A proposito del tuo lavoro si citano spesso delle influenze o delle possibilità di riferimento di varia natura, da John Cage ai Sonic Youth per esempio. Cosa ne pensi? E soprattutto, ci sono davvero delle influenze e se sì, quali?

 

CBM Certo, Iggy Pop in un’intervista raccontava di aver assistito a performance di teatro sperimentale durante la sua adolescenza…Gli artisti che citi hanno senz’altro fatto un ottimo lavoro, ma non credo che il fatto di citare degli artisti conosciuti per definire la mia ricerca sia la cosa migliore che posso fare. Detto questo, spero che i visitatori senza conoscenze specifiche di storia della modernità possano apprezzare l’opera e quelli che ne hanno invece di solida, possano rilevarne la singolarità…

 

AL Una questione molto più personale infine, che musica ascolti?

 

CBM La condizione in cui preferisco ascoltare musica ultimamente è guidando l’auto da solo. È lì che ascolto musiche che gli amici vogliono farmi scoprire o la loro produzione musicale se sono musicisti. E così riascolto anche, per sapere se mi piacciono ancora, musiche del tutto diverse che mi piaceva ascoltare un tempo, indipendentemente dal fatto che siano tradizionali, classiche, contemporanee o sperimentali.

 

“From Here to ear”

Celestè Boursier-Mougenot

Curated by: Andrea Lissoni.

Fino al 4/Dicembre

INGRESSO GRATUITO.

Hangar Bicocca,via privata chiese 2(MI)

 

http://www.hangarbicocca.it/

 

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