CÉLESTE BOURSIER-MOUGENOT FROM HERE TO EAR (VERSION 15)

Ci sente sempre un po’ in imbarazzo a definire il lavoro di un artista “poetico”. Eppure tra la folla accorsa all’inaugurazione delle mostra di Céleste Boursier-Mougenot all’Hangar Bicocca, poetico era l’aggettivo che più serpeggiava tra i commenti dei visitatori, così come nelle molte recensioni delle quali la mostra sta godendo.

Laddove è difficile soppesare la poeticità di un’opera è forse più interessante analizzarne gli elementi che la compongono.

 

Céleste Boursier-Mougenot è indiscutibilmente un talento policompetente, uno di quei personaggi capaci di legarsi intimamente a discipline e supporti diversi per poi restituirli in una suggestiva sintesi. Compositore, musicista, artista visivo che negli ultimi due decenni ha scelto i luoghi dell’arte per mettere in scena i suoi dispositivi. Capace come un architetto di amministrare lo spazio dei suoi interventi sul solco di piste che rimangono attive su diversi livelli, sommandosi, compenetrando memoria ed effetti di senso, supporti materiali e sensazione, ritmo, differenza e ripetizione. Tutto questo orchestrato sulla simultaneità di un unico dispositivo che per magia, o estrema raffinatezza, il più delle volte si mimetizza come sfondo e non come soggetto dell’opera.

 

From Here to Ear (Version 15), è la versione milanese adeguata allo spazio industriale dell’hangar dell’opera che già ammaliò il pubblico del Barbican di Londra più di un anno fa. Scansando una cascata di catene che delimitano l’ingresso della sala, sentiamo suoni riverberati da amplificatori che danno la sensazione di arrangiamenti, brevi accenni, prove di melodie e improvvise interruzioni. Non appena prendiamo confidenza con lo spazio notiamo un brano di paesaggio curiosissimo: al centro, la pedana appositamente concepita è caratterizzata da passaggi, piccole oasi con sabbia e scarsi ma significativi indizi naturali quali piante e accenni vegetali. Nelle isole e negli spazi interstiziali sono appoggiati amplificatori, piatti di batteria, e su trespoli e sostegni per microfoni fanno bella mostra di sé una decina di chitarre Gibson Les Paul. E poi loro: lo sciame di fringuelli dal becco vermiglione, liberi di svolazzare e posarsi sulle corde degli strumenti, rappresentano quella particella di casualità che all’interno del congegno perfetto di Boursier-Mougenot di fatto, producono musica.

 

From Here to Ear è un perfetto esempio di mixed media, l’equilibrio di fonti diverse, alcune naturali altre artificiali, dove per altro il visitatore partecipa attivamente al risultato complessivo poiché è proprio l’attraversamento dello spazio e la copresenza dell’uomo e dell’animale ad innescare questo rincorrersi di micce, determinandone la sonorità ambientale.

E’ scontato, persino riduttivo, far risalire la poetica di Boursier-Mougenot al comandamento di Cage “tutto ciò che facciamo è musica”, perché in realtà tutto ciò che l’artista utilizza per costruire il suono non è semplice conseguenza del caso, quanto piuttosto, come abbiamo visto, il risultato di un rigida griglia iniziale, dove ogni strumento viene opportunamente arrangiato, che sia una tradizionale chitarra o un’ensemble di aspirapolveri, come nel caso di Harmonichaos 2 (2006). Boursier-Mougenot che per anni è stato compositore per la compagnia teatrale d’avanguardia Pascal Rambert, conosce l’importanza del confrontarsi con la quotidianità, con gli oggetti più banali che scandiscono le nostre azioni. Basti pensare a Variation per la Pinacoteca di San Paolo: tra stagni di ninfee dove le piante acquatiche sono sostituite da immacolate porcellane che galleggiando e sfiorandosi generano una sottile melodia.

 

Da compositore, francese qual è Boursier-Mougenot di certo non ha poi dimenticato la Réveil des Oiseaux di Olivier Messiaen, che partendo esattamente dal processo opposto, analizzò nei suoi attraversamenti urbani e extraurbani il canto degli uccelli per tradurlo in spartiti musicali.

Ciò che di più poetico rimane nella scia di opere finora realizzate dall’artista, è questa incredibile capacità di stupire partendo da elementi essenziali, ma che a differenza dei moduli freddi e ripetizioni minimaliste cui l’arte contemporanea ci ha abituato, sono qui intimamente legate all’esperienza di tutti i giorni, come attraversare un parco, lavare i piatti o pulire casa con un aspirapolvere.

 

 

Céleste Boursier-Mougenot FROM HERE TO EAR (VERSION 15), mostra a cura di Andrea Lissoni,

Hangar Bicocca, CUBO, Milano fino al 4 Dicembre 2011.

www.hangarbicocca.it

 

Céleste Boursier-Mougenot, From Here to Ear, The Curve Barbican Artgallery, Londra, 2010

 

Céleste Boursier-Mougenot, harmonichaos 2.1, Paula Cooper Gallery, New York, 2006

 

Céleste Boursier-Mougenot, “Variation,” Pinacothèque, Sao Paulo, 2009

 

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