CARDOPUSHER

Il miglior insegnamento che ti può dare la dubstep è – fuggirne? Un discreto paradosso; o magari un’ipoteca sul fatto di non cadere vittima dell’hype, della pigrizia creativa, della spinta a fare “quella” cosa con “quel” suono giusto perché questo è ciò che la gente che si aspetta da te, dopo che ti ha scoperto grazie a infuocatissimi dj set per lo più a base, appunto, di dubstep o dopo le uscite sulla Hyperdub di Kode9. Il punto è che Cardopusher, alias Luis Garbán, è abituato da sempre ad essere in movimento. Anche geograficamente: fosse rimasto nel natìo Venezuela, difficilmente sarebbe riuscito a mettersi così bene sulla mappa dei talenti emergenti. Prima la longa manus della Red Bull Music Academy (che più che farti diventare subito, ehm, “famoso” ti mette piuttosto in mezzo ad un network di intelligenze su base mondiale), poi il trasferimento di residenza a Barcellona gli hanno non poco facilitato la vita. Ancora di più gliela faciliterà il terzo album ora in uscita, finalmente su un’etichetta di peso (la Tigerbeat6). Per chi segue Luis già da qualche anno non sarà una sorpresa la qualità di “Yr Fifteen Minutes Are Up”, stupirà piuttosto un po’ quanto si sia de-dubsteppizzato il suo suono (anche se, in filigrana, di sapore alla Croydon ne è rimasto, eccome…), allontanandosi anche dalla matrice Planet Mu, ritrovandosi invece ad avere sempre più in comune con le dense tessiture ritmiche alla Portable – non a caso un altro cittadino del mondo. Forse per diventare un grandissimo con la G maiuscola manca ancora del carisma e di quel sesto senso che ti porta a sottrarre piuttosto che aggiungere, ma di sicuro il nome Cardopusher già adesso è da segnare sulla vostra agenda. Con tanto di sottolineatura.