BEN VAUTIER

UBI FLUXUS IBI MOTUS

Volume sette: BEN VAUTIER

 

Ben Vautier nasce a Napoli nel 1935 da madre occitano-irlandese e padre svizzero-francese. Si ritrova vagabondo tra Turchia, Egitto, Grecia e Svizzera. Poi arriva a Nizza, che diventa la sua fucina creativa, e fa subito una cosa speciale: apre Magazin, un assurdo negozio di dischi usati, architettura junkie che è già installazione-manifesto.

 

Qui cresce quel seme creativo che, sommato al nomadismo mediterraneo, crea una miscela favolosamente fluxus. Dai primi anni Sessanta il nostro Ben decide una cosa in puro stile Duchamp, ovvero, firmare qualsiasi cosa non abbia ancora una precisa paternità, confermando il suo motto che ancora oggi vale: Tutti lo possono fare. Sono famosi i suoi quadri dove scrive parole e frasi tra il banale e il definitivo, alimentando una vena concettuale che adora il paradosso e l’ironia, il depistaggio e il cortocircuito.

 

Molte le azioni in stile dada che costellano sua carriera: nel 1962 si mette per quindici giorni nella vetrina della londinese Gallery One, espone una portinaia alla Galerie Zunini di Parigi, fissa il pubblico nella performance “Public”, un’altra volta si fa filmare mentre insulta i suoi spettatori, inventa concerti fluxus dove le cose più assurde diventano suono. Nel 2005 realizza in Italia “Piccolo concerto fluxus per mangiare”, alternando azioni di questo genere: rompersi uova sulla testa per poi disegnare su una tela con la stessa capoccia; costruire musiche accidentali tramite torri di barattoli dello jogurt e piatti; far entrare il pubblico in un ambiente chiuso, nero ma pieno di scritte rosse, dove poter digiunare o fare uno sciopero della fame.

 

Ben Vautier è un giullare geniale dal tocco anarchico, un dissacratore visivo alla Jacques Tati, un miscelatore visionario che ribalta il senso di ogni cosa. Per capire la complessità del personaggio, appuntatevi questa sua frase: “Ho voluto dire la verità e ne ho fatto una menzogna”. Per capirne l’attualità, godetevi il suo sito www.ben-vautier.com