Atelier Mediterranee

Einstein diceva che la follia è ripetere la stessa azione aspettandosi risultati diversi.  Proprio un ripetersi di suoni è ciò che rende la musica di Atelier Mediterranee inquietantemente umana. A definirla così è Guy Mercier, proprietario di Bruit Direct, un’etichetta Parigina che pubblica solo vinili e che finalmente sta ricevendo attenzione anche da The Wire (hanno recensito il mini lp di La Ligne Claire nel numero di agosto).

 

Atelier Mediterranee è un progetto di David Lemoine, cantante dei Cheveu, e di Antoine Capet. I due musicisti hanno tenuto un workshop all’Institut Médico Educatif Ambroise Croizat in cui i pazienti, giovani affetti da ritardo mentale, hanno avuto l’occasione di esprimersi attraverso la musica. Il risultato è Mediterranee: un mini lp con solo tre brani.

 

Il lato A contiene Mediterranee, una composizione di suoni irrazionali e (non più) slegati dal macigno d’informazione/musica che si può già considerare un raggelante capolavoro di avanguardia rock. In Flunch, primo brano del secondo lato, i degenti dell’Ambroise Croizat affrontano un tema sicuramente centrale della loro vita istituzionalizzata: il menù. Quella che può sembrare un’operazione degna della più feroce critica Wolfeiana in realtà è un’opera musicale riuscita, concreta anche perché all’interno di un’etichetta senza compromessi e di un continuo dibattito (accademico e popolare) francese sulla follia e l’emarginazione sociale. Mediterranee fa parte di una serie di progetti di David Lemoine che, in future uscite discografiche, comprenderanno carcerati, senzatetto e outsider vari. Anche, meno drammaticamente, musicisti di strada che lavorano fuori dal sistema discografico e mediatico.

 

Il mini lp giri si conclude con Artena, forse il brano più cupo di Mediterranee anche se non necessariamente il più toccante. Ringraziamo Guy Mercier di averci concesso il file digitale per l’ascolto.